di Maria Angela Robustelli
La scoperta di una dating app efficace, l’idea di incontrare un nuovo ragazzo, la consapevolezza di ritrovarsi di fronte ad audaci tentativi di truffa con dolo, di furto con scasso
Mentre pensavo a chi fosse stato quell’insensibile, diabolico e disperato delinquente, che in un caotico venerdì pomeriggio in Piazza Medaglie d’oro, mi avesse rubato il motorino – un Liberty 125 del 2006 bianco perlato, con scocca di colore diverso sostituita alla buona successivamente, fedele compagno di viaggi, fughe d’amore e tre traslochi in tre città diverse – che avevo parcheggiato nella certezza illusoria di sicurezza delle strisce bianche assegnate ai ciclomotori con tanto di catena gommata, aspettavo l’autobus alla fermata della piazzetta dei Camaldoli, con 3 gradi percepiti, in perfetto orario per il mio appuntamento dall’altra parte della città.
Nello scintillio di alcune lucine di Natale nostalgicamente dimenticate sui balconi, che facevano sembrare il piccolo rione collinare un presepe dei giorni nostri, una giovane donna minuta, con sciarpa e cappellino indossati con semplicità e precisione, mi chiede se il 44 fosse già passato. Da lì, uno scambio di piacevoli nuvolette di conversazione fumose di gelo in cui, con leggerezza e curiosità scandagliavamo l’una la vita dell’altra.
Giornalista promettente ma a contratto triste, anche lei single alle prese con le difficoltà di essere una donna con le idee chiare e con un minimo di decenti esigenze sentimentali, che però pareva essere sull’argomento, seppur prima masticata e poi sputata dal suo ex, molto propositiva, direi quasi eccitata, all’idea di incontrare un nuovo ragazzo proprio quella sera per la prima volta.
Le chiesi col mio solito tatto da orango tango, tipico in questo genere di conversazioni, che cosa le avesse ridato un così puro ottimismo e da lì, lo scoperchiamento del vaso di Pandora. Hinge, la dating app più efficace, intelligente, intellettualmente non deprimente degli ultimi tempi; dove potersi scambiare citazioni, canzoni, teorie filosofiche sull’amore e messaggi vocali di presentazione.
Detto fatto, dopo otto ore ero dentro, con un profilo di tutto rispetto, nome rigorosamente falso – certo la scelta delle foto mi sapeva tanto di telepromozione dei materassi – ma nell’adeguarmi allo stile della massa, avevo provato ad essere me stessa, a dire la verità. D’altronde è questo che fa un’interprete, una scrittrice, e poi comunque, hai visto mai che il destino non avesse in serbo per me di farmi cascare per caso in un Javier Bardem nostrano, in un contesto di ricerca fenomenologica direttamente sul campo e al tempo stesso così avulsa dal mio contesto socio-emotivo!
La risposta che cercavo, comprese qualche foto dettaglio in primo piano del quantum contenuto in aderenti costumini olimpionici maschili inviatami in chat, è arrivata chiara. Tutte le citazioni, forme elementari sgrammaticate di massime filosofiche spicciole proprie di soggetti al di sotto di un neurotipico, le presentazioni vocali, esilaranti per la comicità involontaria e le interazioni, un ground zero di volontà relazionale o comunicativa. Maschere di paura, insicurezza e violenza repressa. Audaci tentativi di truffa con dolo, di furto con scasso.
Ho resistito solo quattro giorni ma il ricordo più vivo che mi porto dietro, dopo tutti quei click – questo no, questo no, questo aiuto – è stata come una sensazione chiara che tra quei teneri, ruspanti e sprovveduti impostori, ci fosse anche il ladro del mio bolide vintage.
27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 10:01)
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